Dalla parte degli animali

Appennino Camerte, 10 Ottobre 2008

Leggo con stupore l’articolo del sig. Massaccesi, sull’Appennino del 25 ottobre. D’accordo con lui a proposito delle classi differenziate per stranieri, rabbrividisco per la sua opinione sulla proposta di cure veterinarie gratuite per animali d’affezione. Parlare di animali nei termini in cui lui lo fa non significa soltanto disprezzarli profondamente, a meno che non servano a preparare bistecche per la sua tavola; significa soprattutto non conoscerli, boicottando a priori chi li apprezza. Augurarsi che cani e gatti siano “promossi” alla categoria di merce da consumo (personalmente, non sono d’accordo neanche con lo sterminio di massa di agnelli, conigli, polli, struzzi ed altro, auspicando almeno un uso parco e programmato) significa saltare centinaia di migliaia d’anni: più di diecimila anni or sono l’homo sapiens si accorse infatti delle capacità intellettive del cane e cercò, con successo, di addomesticarlo. Le sue affermazioni costituiscono ingiuria nei confronti di tanti possessori di cani e gatti che li amano come lui non riuscirà mai a capire, e questo fa pensare che non li abbia mai avuti o che abbia avuto con essi rapporti distorti e fuorvianti.

Un Paese fino a qualche anno fa definito ricco, ora povero in canna, ma sempre civile, può spendere le sue risorse in maniera oculata ed a vantaggio di tutti: se Massaccesi pensa che la spesa per la cura degli animali andrà a detrimento di chi animali non possiede ha poca fiducia in questo Paese. Sarebbe come dire che i soldi spesi per lo sport penalizzano chi sport non pratica, che quelli spesi per le infrastrutture impoveriscono chi non ha la macchina … La moltiplicazione selvaggia degli amici a quattro zampe è da tempo un fenomeno drammatico e costoso: dipende dall’inerzia del sistema nel non riuscire ad arginare il randagismo, nel non proibire la vendita di animali al mercato o gli allevamenti fai da te, nel non controllo delle colonie feline, nella scarsa educazione animalista nelle scuole. A volte restano soltanto quelli come me a spendere le proprie energie anche per la salvezza, la salute ed il controllo delle nascite di questi nostri “fratelli minori”, come li chiamò Paolo VI.

E la proposta di Silvana Amati va proprio nel senso di evitare ad esempio che anziani non abbienti possano non più riuscire ad occuparsi dignitosamente dei loro animali, che non sono “un lusso”, ma un bisogno primario ed insostituibile soprattutto per gente sola, senza più un compagno, senza figli o con figli latitanti. Pagare il primo soccorso di un cane ad un privato, oltre a gratificarlo, può servire ad invogliarlo a stabilire con l’animale un rapporto duraturo; rendere le cure meno gravose può incentivare le adozioni, sgravando i Comuni dal fardello delle rate per la detenzione dei randagi. C’è quindi anche un tornaconto, stia tranquillo, signor Massaccesi. Rai 1, domenica scorsa, ha riportato i risultati del suo sondaggio: il 77% della popolazione è favorevole alla proposta. C’è ancora generosità e buon senso nella povertà, signor Massaccesi, che ritiene si debba spendere “il dovuto” solo per gli animali che poi metterà sotto i denti. A proposito delle cliniche a cinque stelle, venga a vedere il nostro rifugio, forse ad una stella sola, ma dove per amore agli animali non manca niente. Le lobbies esistono già, e prosperano sul randagismo che la Amati e noi vogliamo combattere.

Se la Bibbia sancisce la superiorità dell’uomo sugli animali, considerati creature a lui regalate, alti esponenti della Chiesa cattolica per fortuna li hanno riabilitati: cito ancora Paolo VI che disse “un giorno li vedremo nel mistero di Cristo”. Avrà quel giorno, signor Massaccesi, il coraggio di guardarli in faccia?

Roberto Cola

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