Il Sogno

Damiano si svegliò di soprassalto, tremando come una foglia in un bagno di sudore. Con le mascelle quasi serrate, riuscì a malapena ad articolare:

”Mammaaa!”

La madre avvertì l’insolito tono di voce e corse in camera da letto:

“Buongiorno, quell’ometto, cosa succede, non ti senti bene?”

“No, mamma, ho fatto un sogno terribile…”

“Oh, piccolino, mi dispiace. Sono però sicura che se me lo racconterai, tutto svanirà in un baleno”.

“Speriamo…”

“Ma certo: su, da bravo, racconta a mammina!”

“C’era una grande prato, mamma, con tanto sole. In mezzo c’eri tu, con tutte le tue amiche; e poi c’era la farmacista, la commessa del supermercato, le maestre e tante altre. All’improvviso siamo arrivati noi, io, Tonino, Francesca, Rocco…, eravamo piccoli piccoli, siamo corsi da voi, e insieme ci siamo rotolati sull’erba…”

“Mi sembra un sogno bellissimo, Damiano, perché ti ha spaventato?”

“Aspetta, mamma; sul bordo del prato c’erano due pecore grandi grandi, e ci guardavano fisso…”

“Le pecore sono animali molto curiosi, oltre che paurosi”.

“Ma quelle avevano uno sguardo cattivo, non avevano per niente paura, ed erano veramente grandissime. Poi è arrivato un carro guidato da un’altra pecora: hanno cominciato a prenderci e buttarci su. Noi gridavamo, voi piangevate, ma eravamo tutti come impietriti. Il carro è partito a gran velocità, alzando un polverone, ed io non ti vedevo più, mamma. Quando siamo arrivati davanti ad una costruzione bassa e lunga, hanno cominciato a farci scendere. Dentro la casa si sentivano altri bambini che urlavano ed io, per la gran paura, mi sono svegliato…”

“Beh, capisco, il finale è un po’ strano, ma non preoccuparti. Quando si sogna il cervello mette in moto meccanismi che di giorno dormono, e la fantasia che si scatena inventa cose che non esistono nella realtà. Stai tranquillo, non potrà mai succederti niente del genere, parola di mamma. Ed ora svelto, vai in bagno e vestiti, la colazione è pronta, non voglio che tu faccia tardi a scuola.”

Damiano, rassicurato da quelle parole, seguì i suoi consigli, ed in dieci minuti era seduto al tavolo della cucina. Mangiò biscotti con la marmellata, due prugne, e bevve quasi d’un sorso il caffé latte. La mamma guardava incantata il suo bel giovanottino tutto preciso e pettinato.

“Cosa farai oggi a scuola?”

“Mi sembra ancora un po’ di tabellina, le preposizioni semplici… ed i solfeggi”.

“Programma impegnativo; quando torni sarai stanco ed avrai una fame da lupo. Cosa vuoi che ti prepari?”

“Posso scegliere veramente?”

“Verissimissimamente!”

“Le costolette di agnello, mamma, sono le mie preferite…”

”Vada per le costolette; ora vai, e fai attenzione al semaforo”.

“Si mamma, vado. Un bacio: sei la mamma più dolce del mondo, non ti lascerò mai!”

Roberto Cola

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