Tanti cuccioli in un sacchetto

Martedì 7 giugno, ore  17.45: ricevo da una gentile  signorina l’ennesima  telefonata per l’ennesimo  ritrovamento di un  sacchetto di plastica con  dentro diversi cuccioli di  cane, con gli occhi ancora  chiusi ma vivi. Trovandomi  in condizioni personali e  familiari piuttosto critiche, ho chiesto alla ragazza di provare in prima persona a nutrirli, dandole tutte le spiegazioni del caso, e di farmi conoscere gli sviluppi della situazione. Ho abbassato la cornetta da pochi minuti e mi sono messo a scrivere, quindi per ora non sono in grado di darvi ulteriori informazioni, ma nel frattempo la telefonata di un’altra giovane mi informa dello stesso fatto. Mi sorge allora spontanea una domanda: perché queste telefonate le riceviamo sempre noi e non coloro che per legge sono preposti alla salute degli animali?

Voglio nel frattempo informarvi che, a seguito di una visita dei NAS-NOE al rifugio della sezione che presiedo, è emerso che i cani sono tenuti in modo più che dignitoso, ma che il rifugio stesso è sprovvisto dell’autorizzazione sanitaria (da noi richiesta molti anni fa) per un non corretto smaltimento dei rifiuti liquidi. Questo fatto ha provocato un’ordinanza dell’ASUR con la quale si intima ai Comuni che si sono sempre serviti del nostro rifugio di non ricoverare ulteriori cani e di comunicare alla stessa ASUR l’eventuale altra destinazione per i randagi reperiti nel territorio.

Prescindendo dal fatto che nella zona non esistono altre strutture e che quelle più lontane sono, come del resto la nostra, praticamente sempre intasate, mi sorge un’altra domanda: se l’autrice della telefonata non riuscirà a svezzare questi cuccioli e si rivolgerà al Comune di Camerino, cosa le verrà risposto? Dove reperiranno persone così disponibili ed amanti degli animali da essere disposte a fare da balia a questi sfortunati, cosa che io, Margherita e Daniela abbiamo fatto centinaia di volte, senza coinvolgere nessuno, spesso senza informare nessuno? Li destineranno ad una pensione-mercato di quelle che invece hanno tutte le autorizzazioni per vendere nelle nostre piazze, spesso con scarsissime garanzie, ogni sorta di animali, anche quelli esotici che non potrebbero essere venduti? O chiederanno alla giovane che mi ha contattato di fare uno sforzo ulteriore per risolvere il problema senza altri coinvolgimenti ufficiali? E gli altri randagi? Finiranno nei luoghi sopra menzionati dove, se ci si accorge di un qualche problema fisico si aspetta soltanto che il cane muoia, tanto ce n’è un altro in lista di attesa, o potranno continuare a venire da noi che abbiamo da anni con la Clinica Veterinaria di Matelica una corsia preferenziale e la precedenza su tutti quando arriva il nostro Berlingo, della qual cosa non finirò mai di ringraziare il professor Andrea Spaterna e tutti i suoi collaboratori?

Dico questo con l’amarezza profonda di coloro che sanno di aver fatto mille volte più del dovuto per gli animali che, lo ripeterò fino alla noia, hanno almeno lo stesso diritto alla vita di chi li infila in un sacco di plastica, e di essere stati per ora ripagati con una moneta che farebbe immediatamente rimangiare all’onorevole Calderoli le considerazioni negative a proposito dell’euro.

Roberto Cola

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