La Natura

La natura è divisa in tre grandi regni: minerale, vegetale ed animale. A meno che non ci si senta un sasso, od un cristallo di salgemma, oppure un carciofo o un fico d’india, bisogna rassegnarsi a considerarsi un animale, comprendendo ma non condividendo il disagio di alcuni. Non esiste un quarto regno fatto apposta per noi, a meno che non s’intenda quello dei cieli, ma è un altro discorso. Siamo animali a tutti gli effetti, più o meno imparentati con altri con i quali condividiamo grandi sequenze di DNA, fortissimamente con gli scimpanzè, un po’ meno ma non troppo con squali, delfini, cozze, calamari, topi. E con tutti questi animali ci dovremmo sentire fratelli, cugini, legati da vincoli stretti.

Alla luce di ciò, sentire dalla bocca di primi cittadini, cioè sindaci, affermazioni del tipo: “…ricordiamoci sempre che stiamo parlando di animali e non di uomini…” o, peggio: “…datemi cinquecento lire a cartuccia e ve lo risolvo io il problema del randagismo…” suona veramente stonato, e lo dico non per sentito dire, ma perché l’ho sentito dire.

Ai cani, in particolare, dobbiamo moltissimo. Siamo noi che, più di diecimila anni fa, li abbiamo addomesticati, sradicati dal loro habitat selvatico, strumentalizzati per decine di occupazioni diverse, modificati a nostro piacimento; il cane infatti deriva dal lupo, e noi abbiamo prodotto tramite la selezione artificiale, con accoppiamenti sempre più forzati ed improbabili, le razze più strane ed a volte quasi ridicole, oppure potenzialmente pericolose, privandole con modificazioni genetiche della maggior parte dei freni inibitori.

Ed ora, la sorella del ministro Tremonti, sindaco di uno di quei paesi che hanno scelto una giunta secessionista, perché della Lega altro non si può dire, visto anche il comportamento in occasione delle manifestazioni per l’unità d’Italia, se ne esce con la proposta di uccidere i randagi perché alla società costano troppo!

Quanto è costato il nostro operato alla società dei cani? Perché non parliamo mai degli animali cercandoci di metterci un po’ nelle loro teste, nei loro panni? Oh, certo, ci mettiamo qualche volta nei loro panni, o nelle loro pelli, per i nostri abbigliamenti di lusso.

Ricordiamo sempre quel manifesto emblematico in cui una volpe chiede ad una bambina: “tua madre ha una pelliccia? La mia non l’ha più”. Ricordiamo la frase del presidente Lincoln, uno dei grandi padri della repubblica americana: “…un uomo non potrà mai dirsi veramente progredito se di questo progresso non usufruiranno anche il suo cane ed il suo gatto…”. Ricordiamo il nostro grande, impareggiabile Leonardo da Vinci: “verrà un giorno in cui i reati verso gli animali verranno puniti con altrettanta severità che i reati verso gli uomini”. Perché ci riempiamo di orgoglio quando lo pensiamo autore della Gioconda e non facciamo altrettanto pensandolo autore di questa frase, altrettanto bella di un suo quadro?

Chi è quella bestia immonda che si è permessa di usare la testa di un lupo, il re delle nostre foreste e dei nostri boschi, per usarla come atto intimidatorio e mafioso? Chi ha impiccato una volpe per strada? Se qualcuno li conosce, perché non li denuncia? Perché vuol continuare ad andare d’accordo con questi rifiuti della società?

“Verrà un giorno…”: quando verrà questo giorno, “Homo sapiens”?

Roberto Cola

Presidente LNDC Sezione di Camerino e Matelica

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